talpy: (Ninfea)
[personal profile] talpy
Titolo: With everything falling down around me (I’d like to believe in all the possibilities)
Fandom: Dragonball
Wordcount: 2768
Prompt: Cow-t 7: almeno 1000 con “sensory deprivation”.
Note: …per il cow-t sto tirando fuori veramente dei dinosauri-il ritorno. Prima parte di una completa e totale riscrittura della mia prima fanfiction ever ™. AU totale di Dragonball z a partire dell'arrivo di Vegeta e Nappa.

Il ragazzo camminava incerto, dirigendosi verso la casa; era da tanto che non tornava al Monte Paoz e molte cose erano cambiate.
Una volta davanti alla porta capì che c’era qualcosa che non andava: le mura erano rovinate, le finestre sporche, tutto sembrava abbandonato.
Entrò di corsa correndo per tutta la casa, alla ricerca di un qualcosa che smentisse ciò che temeva.
Uscì affannando, dirigendosi verso l’unico posto di quel luogo che non aveva controllato: fu lì che trovarono conferma le sue paure.
Vicino ad una lapide vecchia e consunta e ad un'altra non molto recente, ce n’erano due nuove di zecca che erano in netto contrasto con le loro vicine.
Fu allora che si fece cadere a terra con gli occhi spalancati dal dolore ma con le guance asciutte: da molto tempo ormai aveva imparato a non piangere, anche quando si sentiva così male da voler raggiungere chi aveva perso per sempre.

*************
- Papà, papà!
Crilin distolse lo sguardo dal giornale, sorridendo all’amata figlioletta.
- Che c’è Marron?
- Mi racconti una storia, per piaceeeeeere?
L’uomo piegò il giornale ridendo: come poteva rifiutare una richiesta fatta con una faccia simile?
- Che storia vuoi ascoltare?
- Quella del buffo omino verde che vive su tanto in alto.
- Beh, prima di tutto quello si chiama Dio -o Dende, se preferisci. Su, siediti che la storia sarà un po’ lunga.
Anche se sembra strano, tutto cominciò qui, sulla Terra: sai, quando papà era più giovane ed imparava le arti marziali dal maestro Muten, aveva un compagno che si chiamava Son Goku, gentile e di buon cuore. Però, era diventato talmente forte da sconfiggere una persona molto cattiva chiamata Grande Mago Piccolo che stava per conquistare il mondo, ma la cosa più importante da dire è che lui aveva una coda da scimmia.
- Ma è vero?
- Certo che lo è! Chiedi pure alla zia Bulma o allo zio Yamcha se vuoi esserne certa!
Comunque, tredici anni fa arrivò una persona fortissima chiamata Radish, e aveva anche lui la stessa coda di Goku perché non solo erano fratelli, ma degli alieni chiamati Sayan.
Però Radish era cattivo e rapì il figlio di Goku, che per sconfiggerlo si alleò con il Grande Mago Piccolo;  il cattivo fu sconfitto, ma Goku morì e il Mago si portò dietro il bambino, Gohan, per allenarlo contro i due sayan che sarebbero arrivati un anno dopo.
Nel frattempo Goku s’allenò tantissimo nell’aldilà e poi fu riportato in vita dalle sfere del drago -ricordi che te ne ho già parlato? Così, quando arrivarono i due Sayan, lui era già qui pronto ad affrontarli: per sconfiggere il primo Goku non dovette faticare molto, ma il secondo era un principe, il più forte, e purtroppo per sconfiggerlo dovette morire di nuovo anche lui.
- Papà, ma che centra con l’omino verde?
- Adesso ci arrivo! Quando i due Sayan arrivarono sulla Terra, decisero di andare a cercare le sfere sul lontano pianeta Namecc, la casa di Dende, e così anche il loro capo, Freezer, aveva saputo cosa possedeva quel pianeta -per fortuna ignorando che le possediamo anche noi. Così, Freezer andò lì e cercò di conquistare la vita eterna, ma poi le sfere scomparvero con chi le aveva create e in preda alla rabbia, decise di distruggere il pianeta Namecc e tutti i suoi abitanti.
Tuttavia, un guerriero di nome Nail trovò una vecchia astronave su cui fece salire Dende e così arrivò qui, sulla Terra. Quando lo trovammo, lo portammo da Dio per sapere se fosse buono o cattivo, e Lui ci disse che non solo era buono, ma che un giorno sarebbe diventato Dio al suo posto.
-… Uao.
- Puoi dirlo forte bambina mia.
- Ma cosa è successo al mago cattivo e al figlio del tuo amico?
Preso alla sprovvista, Crilin sussultò leggermente per poi dire malinconico:
- Quella, piccola, è un’altra storia.

*************

Si guardò attorno a lui chiedendosi dove fosse finito, ma bastarono pochi secondi per identificare quella landa desolata e distrutta dal combattimento e avanzò chiedendosi com’era possibile essere di nuovo lì dopo tanti anni.
Scorse delle nuove figure alla sua sinistra: una era piccola, ferita e ansimante, con il viso un tempo bianco macchiato di sangue, mentre l’altra era in piedi nel fissare immobile lo sconfitto con uno sguardo imperscrutabile.
Il ragazzo formò una piccola sfera d’energia nella mano sul punto di finire il suo avversario, ma in quegli occhi neri per un secondo si scorse della pietà e la sfera scomparve: fu allora che all’improvviso comparse lui.
Altrettanto velocemente sferrò uno schiaffo sul viso del ragazzo, facendolo cadere a terra, per poi dirgli con tono irato:
- Stupido! Perché insisti con questo atteggiamento? Non hai imparato la lezione?
Distruggi o sarai distrutto!-
A terra l’altro si massaggiò la guancia rossa per il colpo ricevuto con lo sguardo abbassato, ma fu obbligato ad alzarlo quando l’altro gli tirò i capelli, costringendolo a guardare l’avversario steso a terra.
- Guarda e impara, si fa così!-
Con la mano libera disintegrò quella piccola figura inerme: il bagliore esaltò il terrore degli occhi spalancati del ragazzo, mentre quelli dell’omicida erano pieni di folle soddisfazione.
Dopo qualche secondo, si udì un grido colmo di dolore e di rabbia:
- JIAOZI!-

Crilin si risvegliò affannando rumorosamente, mentre riusciva ancora a sentire un eco dell'angosciante grido del sogno; gli bastò focalizzare gli occhi sulla sua stanza, per capire che aveva fatto il solito incubo.
Si voltò, constatando sollevato che sua moglie stava ancora dormendo; la guardò intenerito, tentato di accarezzarle la guancia, ma non voleva correre il rischio di svegliarla.
Solo i ricordi felici che aveva creato insieme a lei e a sua figlia riuscivano a distrarlo dal suo senso di colpa: era difficile convivere con il fatto che non aveva lottato per proteggere il figlio del suo migliore amico. Troppa grande la paura, troppo pesante la consapevolezza di non durare più di tre minuti contro un avversario simile.
Però, erano anche dei dubbi a tormentarlo: perché –dannazione! Gohan continuava a stare dietro a quel mostro? E soprattutto, perché quel giorno di tanti anni prima avevano rubato parte delle sfere?

*************
- Crilin, siamo qui!-
L’uomo si girò, sorridendo di cuore alla vista dei suoi vecchi amici. In un angolo più in disparte rispetto alla massa di atleti e spettatori, Crilin, Yamcha e Tenshinhan si riabbracciarono commossi, il cuore pesante per il ricordo di chi avevano perso ma col sorriso sulle labbra, determinati a celebrare la loro memoria come più avrebbero apprezzato –ovvero, le arti marziali.

Quando i tre si diressero verso il banco delle iscrizioni, Tenshinhan alzò infastidito un sopracciglio quando la folla cominciò ad acclamare Mister Satan.
- Vi prego, ditemi che non è quel cialtrone.
- Credimi, vorrei poterlo fare. Basta un'edizione del torneo e tutti si dimenticano già del campione precedente.
- Beh, almeno ora dovrà faticare non poco per arrivare in finale.
Crilin accennò un sorriso divertito, assaporando quell’atmosfera serena e familiare; però all'improvviso un familiare brivido dietro la nuca preannunciò ai tre delle aure molto potenti e si guardarono attorno cercando chi le aveva scatenate, ma furono distolti dal grido di una ragazza.
Si voltarono verso di lei per poi spalancare gli occhi stupiti: tre strane figure (probabilmente, i proprietari delle tre aure) galleggiavano nell'aria e il più basso teneva tra le braccia una giovane mora svenuta, mentre un altro sogghignando disse, prima di volare via con gli altri:
- Se volete che la ragazza resti viva, seguiteci!
Crilin e gli altri digrignarono i denti, pensando che non avrebbero voluto sprecare in quel modo quell’occasione di ritrovo, ma bastò un’occhiata d’intesa per capire che non avrebbero lasciato la ragazza in mano a quei mostri.
Così, senza nemmeno salutare i propri cari, i tre cominciarono ad inseguire i misteriosi guerrieri.

*************

Quando si risvegliò, inizialmente credeva di stare ancora sognando: dopotutto, era abbastanza inverosimile che tre strani tipi combattessero contro due mostri ed un tipo mascherato, volando per di più.
Però, dopo qualche secondo, la stretta delle corde che la legavano le fece capire che era sveglia e ricordò che uno dei mostriciattoli l’aveva afferrata al torneo, per poi colpirla con una forza inaudita dietro la nuca facendole perdere i sensi.
Esaminò rapidamente e con occhio esperto il combattimento: uno strano calvo con tre occhi combatteva con il tipo mascherato, mentre gli altri due stavano affrontando quei strani esseri che erano in svantaggio.
Infatti dopo qualche tempo furono sconfitti lasciando il tizio mascherato contro tre avversari che evidentemente non poteva battere tutti insieme, quindi con un balzo andò vicino alla ragazza e con un gesto rapido l’afferrò.
- Non provate a muovervi.                                              
I tre guerrieri s’immobilizzarono subito, fremendo dalla rabbia.
- Adesso me ne vado: se mi seguite, la ragazza farà una brutta fine.
Lei tentò di liberarsi con vari strattoni, ma l’unica conseguenza fu che il rapitore strinse ancor più la stretta e non poté trattenere un gemito di dolore.
Passati pochi secondi, dopo aver scambiato qualche sguardo tagliente, il tipo volò via ad alta velocità. Tra lo scombussolamento provocato dal rapido movimento e ancora intontita dallo schock, la ragazza si accorse a malapena del colpo alla nuca che la fece svenire di nuovo.

Si risvegliò di botto quando ricevette uno schiaffetto, ancor più disorientata dal fatto che, mentre era priva di sensi, il suo rapitore l’aveva imbavagliata oltre a bendarle gli occhi. Ritentò di nuovo di divincolarsi, ma fu tutto invano contro la presa d’acciaio con la teneva. Dalla resistenza del terreno e dal calore che sentiva, dedusse che probabilmente erano in un deserto, ma non poteva davvero esserne certa senza vedere.

Dopo pochi minuti di camminata, entrarono in un luogo più fresco e quindi probabilmente chiuso, dal pavimento solido, ma sentì subito una risata rauca, seguita da una voce viscida.
- Avete fallito?
- Hanno fallito. Piano e Flauto si sono fatti sconfiggere in meno di mezz’ora.
La ragazza tentò di trattenere il disgusto che provava quando l’altro scoppiò a ridere, ma non riuscì a non rabbrividire quando sentì un dito freddo con un artiglio appuntito toccarle la guancia.
- E questo bel bocconcino chi è?
- Un ostaggio.
- Dì un po’, vuoi giocartela a carta forbici sasso? Ho una gran voglia di divertirmi un po’.
Lei non riuscì a trattenere un altro brivido al pensiero di cosa potesse farle, ma per sua fortuna il suo rapitore disse laconico:
- No.
- Capisco, vuoi spassartela tu una volta tanto, eh?
- Non sono affari tuoi. Io devo andare a fare rapporto al Grande Mago, falla portare in camera mia. Ricorda, toccala solo con un dito e te ne pentirai.
L’altro rise di nuovo.
- Tranquillo, la tua bambolina arriverà sana e salva!
Il suo rapitore si mosse mollando la presa, ma prima che lei potesse solo pensare di scappare il mostro l’afferrò e la portò in una stanza, ignorando i mugolii e le urla soffuse dal bavaglio.
Dopo che fu buttata dentro la stanza, per prima cosa si liberò dalla benda –che bello vedere di nuovo- e dal bavaglio, per poi cominciare a pensare ad un modo per fuggire, anche se purtroppo il luogo non lo permetteva.
C’era una stanza con un letto molto spartano, un armadio e due porte, una del bagno e l’altra di una palestra, tutti locali rigorosamente senza finestre; allora si appostò vicino alla porta con accanto una sedia, pronta a colpire il rapitore non appena entrato e a fuggire subito dopo.

Passarono le ore e la ragazza, stremata dagli avvenimenti della giornata, s’appisolò per poi subire un brusco risveglio quando la porta s’aprì all’improvviso e si richiuse altrettanto velocemente dopo che un’altra persona fu gettata dentro.
Maledicendosi per essersi distratta, gli si avvicinò scoprendo che era un ragazzo più o meno della sua età, quasi privo di sensi probabilmente a causa delle varie ferite che mostrava.
Subito cominciò ad esaminarlo, cercando di richiamare alla memoria le conoscenze di pronto soccorso che aveva imparato in palestra, per poi bendare le ferite con strisce ricavate dalle lenzuola del letto: se poteva unire l’utile di aiutare un’altra vittima di quei mostri al dilettevole di fare un danno al suo rapitore, tanto meglio.
Dopo lo mise sul letto, accontentandosi di un cuscino e del duro pavimento per riposare; fortunatamente, stanca per gli eventi della giornata, non appena posò il capo s’addormentò. Quando si risvegliò, notò subito che il ragazzo era sveglio e la scrutava con profondi occhi neri che dopo qualche secondo le fecero distogliere lo sguardo, imbarazzata.
- Stai meglio?
L’altro si mise una mano sugli occhi, cominciando a ridere in un modo stranamente familiare alla ragazza.
- Ironica come cosa, non credi?
Lei sbarrò gli occhi, ricordando subito di chi era quella voce, per poi tirarsi indietro in un goffo tentativo di allontanarsi. Tuttavia, in un balzo rapido l’altro la bloccò a terra tenendole una mano sulla bocca.
- Mettiamo subito le cose in chiaro: anche se ferito rimango più forte di te, quindi ti conviene obbedirmi. Scappare è inutile: neanche io posso uscire dalla stanza. Prova a gridare o ad attirare l’attenzione e arriveranno quei simpatici mostriciattoli che vorranno giocare un po’.
Chiaro il concetto?
Lei lo guardò con occhi infuocati che promettevano di non farsi sottomettere, ma la presa si fece più forte sia sul corpo che sulla bocca.
- Ho detto: chiaro il concetto?
Non le rimase altro che acconsentire rapidamente con la testa, e solo allora il ragazzo la lasciò andare, dirigendosi verso l’armadio alla ricerca di vestiti puliti; lei si rannicchiò contro il muro, massaggiandosi dove il rapitore l’aveva stretta di più.
Rapidamente comparvero e scomparvero delle lacrime nei suoi occhi, mentre pensava che non aveva via di scampo, che era completamente in balia di un tipo che chissà cosa le avrebbe fatto.
La sua mente fu distolta da quei cupi pensieri da dei vestiti gettati vicino a lei.
- Se vuoi, cambiati in bagno.
Lei guardò stupita l’altro che nel frattempo trafficava attorno al letto; acconsentì velocemente e si fiondò nel bagno, dove tentò di affogare le sue preoccupazioni nell’acqua calda.
Una volta uscita sbatté le palpebre, stupita di trovare la stanza in ordine e il ragazzo steso a letto a leggere un libro di cui non riusciva a leggere il titolo.
Cercò con lo sguardo la sedia e ci si sedette, continuando a guardare l’ambiente; il silenzio regnava sovrano nella stanza e il rapitore mostrava alcuna intenzione di romperlo, quindi decise di farlo lei.
- Perché mi hai fatto portare qui?
La risposta arrivò tarda e indifferente.
- Non sono affari tuoi.
- Invece credo proprio che lo siano! Voglio sapere perché sono stata rapita e perché non mi liberi!
- Se cerchi una risposta, non la troverai da me.
La ragazza sbuffò contrariata, per poi afflosciarsi contro il muro; certo, la sua situazione non era per niente delle migliori, ma almeno per il momento sembrava che il suo rapitore non fosse interessato a farle del male.

Passarono tre giorni, prima che lei chiedesse al suo rapitore come si chiamasse; a quella domanda, lui alzò lo sguardo stupito, poi l'abbassò.
- Non ho più un nome ormai.
- E allora come ti chiamano?
- Non in maniere che siano adatte alle orecchie di una signora.
- Che fai, ora ti preoccupi per me?
Il ragazzo rispose con uno sguardo duro e gelido, prima di ritornare alla lettura.
L'altra aggrottò le sopracciglia, sul punto di esplodere: in quei giorni s'erano scambiati a malapena qualche parola e, se provava a fare qualche domanda, lui le diceva poco o niente per poi ritornare a leggere.
Oh, ma quella volta non ce l'avrebbe fatta! Si disse.
- Dai, avrai avuto anche tu un nome con cui ti chiamavano i tuoi genitori!
Il rumore secco del libro chiuso all'improvviso fece sobbalzare la ragazza.
- Chi portava quel nome non esiste più.
Un brivido le attraversò la schiena, ma non poté fare a meno di continuare a parlare.
- Posso saperlo? Così saprò almeno come chiamarti.
Il ragazzo continuò a mantenere lo sguardo basso, fisso nel vuoto, mentre l'altra sperava vivamente che non stesse progettando una qualche tortura.
- Gohan.
La risposta arrivò improvvisa ed inaspettata, e per qualche recondito motivo la fece sorridere.
- Io invece sono Videl, piacere.

Per un momento, le sembrò che gli occhi di Gohan si fossero addolciti, ma in un batter di ciglia tornarono ad essere vuoti di sentimento.
Mentre l’altro riaprì il libro, ricominciando a leggere in quella che ora sembrava un’illusione d’indifferenza, Videl cominciò a pensare ad un nuovo piano di fuga, uno che si basava sulla collaborazione del suo rapitore.


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