talpy: (Ninfea)
[personal profile] talpy
Titolo: De vetustis temporibus -Sui vecchi tempi-
Fandom: Naruto
Wordcount: 970
Prompt: Cow-t 7: almeno 500 parole su 3 parole chiave, in questo caso “pietra”, “spada” e “famiglia”.
Note: …per il cow-t sto tirando fuori veramente dei dinosauri.

Per i verdi giardini del castello correva una bambina di nove anni, identificabile come ragazza solo grazie alla treccia rossa che sbatteva qua e là dal momento che indossava con abiti maschili.
Però, in quel momento, non pensava ai capelli fuori posto o al suo abbigliamento disdicevole, ma all’arrivare il prima possibile al luogo della sua prima lezione e a cosa avrebbe imparato, però una volta arrivata constatò che era l’unica ad essere arrivata puntuale.
Sbuffando si sedette sotto un albero, seccata dal fatto che avrebbe dovuto attendere ancora per imparare ciò che desiderava e soprattutto per incontrare lui.
Tuttavia, la sua espressione si addolcì e sospirò con aria felice, quando pensò al giovane Lord Uchiha: finalmente sarebbe riuscita a farlo innamorare di lei, poi avrebbe ricevuto la sua proposta di fidanzamento, l’avrebbe sposato, per poi avere tanti bellissimi figli perfetti come loro e-
I suoi fantasiosi progetti furono bruscamente interrotti da un urlo poi seguito dalla caduta di un bambino, che evitò appena in tempo.
Questi, ignorandola, controllava se si fosse fatto del male, invece lei osservava i suoi capelli biondi, i suoi occhi azzurri e i suoi ruvidi vestiti, per poi avvicinarsi e dargli un forte pugno sulla testa.
- Ahia! Mi hai fatto male!
- Zitto stupido villano! Ti rendi conto che stavi per cadermi addosso?
- Però mica l’ho fatto!
- Non importa, mi sarei potuta sporcare, quindi rovinare la mia splendida figura e non conquistare Sasuke.
- Chi?
- Oltre che stupido anche ignorante! Lord Sasuke Uchiha, ultimo nato della sua nobile casata, gran cavaliere, eccellente lettore, meraviglioso spadacci-
- Sì, ho capito- disse con aria imbronciata -evita di farmi l’elenco delle sue innumerevoli virtù.
Poi, curioso chiese:
- E tu chi sei?
Sakura rispose con aria altezzosa e superiore:
- Prima di chiedere il nome a qualcuno bisogna presentarsi.
L’altro rise vigorosamente, facendo innervosire un po’ la bambina, per poi rispondere sorridendo:
- Io mi chiamo Naruto, tu allora chi sei?
- Sakura.
- Piacere di conoscerti!- e le porse la mano.
Dopo averlo squadrato dall’alto verso il basso, la bambina si soffermò ad osservarla, facendo sbuffare l’altro.
- Non è né sporca né infetta, fidati.
Lei, ancora incerta ed esitante, l’afferrò e la strinse, facendo spuntare sul viso di Naruto un enorme sorriso.

**********

Frate Iruka Umino era inginocchiato sul pavimento di pietra della sua cella, rivolto verso la piccola finestrella con gli occhi chiusi, mentre la bocca si muoveva ripetendo senza voce le ormai familiari parole latine della preghiera.
In quei momenti era in pace con sé stesso, in quel momento spirituale il suo cuore era tanto tranquillo e sereno che niente avrebbe potuto turbar-
- Iruka! Sono tornato e ho fame!-
…escludendo naturalmente quel piccolo terremoto biondo del suo protetto.
Con un sospiro di rassegnazione s’alzò per andare incontro a Naruto, chiedendogli come fosse andata la sua prima lezione; la risposta fu lunga e difficile da comprendere per il modo di parlare veloce e confusionario del bambino, ma il frate ascoltò pazientemente.
- E poi…
Naruto arrossì portandosi una mano dietro al collo.
-…c’è anche una bambina che mi piace molto.
Iruka alzò un sopracciglio, interdetto e interiormente stupito.
- Come?
- C’è una bambina che si chiama Sakura molto carina.
- No, volevo dire…perché frequenta anche lei le lezioni di Sir Kakashi?
- Non lo so, ma a me sembra brava.-
- Ma come può una damigella pura e gentile interessarsi ad una cosa così maschile come il tirar di spada?
Naruto ridacchiò con gusto.
- Lei pura e gentile? Sicuramente non lo era il pugno che mi ha dato ancor prima di conoscermi.
Però resta comunque bellissima.- concluse con occhi sognanti.
Il frate alzò le spalle rinunciando a comprendere le decisioni del precettore, e al suono della campana s’avviò verso la mensa del monastero insieme a Naruto, che gli camminava accanto felice e sereno.
Iruka era felice di vederlo così, ricordava bene com’era la situazione quando glielo avevano affidato circa tre anni prima.
Inizialmente non lo sopportava affatto: rumoroso, comportamento ribelle, senza rispetto per niente e nessuno, occhi colmi di rabbia e dolore che gli rammentavano un passato che voleva restasse chiuso negli angoli più bui della sua anima.
Inoltre, anche se così piccolo, era già un piccolo furfante: le guardie l’avevano scoperto mentre rubacchiava qua e là vicino al castello, e alcune voci dicevano che aveva opposto una resistenza più bestiale che umana.
Il re Sarutobi però non poteva gettare in prigione un bambino senza andare contro la sua morale, quindi aveva chiesto al suo monastero di accoglierlo e di fargli conoscere la via del Signore.
Ricordava bene la notte in cui il suo odio era svanito: un urlo disumano l’aveva svegliato e aveva trovato Naruto in un angolo, tremante e con gli occhi spalancati per il terrore, mentre mormorava alcune parole sconnesse.
Iruka gli si era avvicinato cercando di capire cosa stava succedendo, ma dopo avergli toccato la spalla lui s’era subito ritratto, portando le mani alla testa; grazie alla vicinanza riusciva a cogliere alcuni dei sussurri del piccolo: - Bastafuocotipregobastafuocovia…-
Il monaco aveva spalancato gli occhi, stupito da quanto sembrasse terrorizzato e addolorato il bambino: aveva rivisto in quel moccioso singhiozzante un’ombra quasi dimenticata, quella del bambino lasciato solo e senza una famiglia che era stato prima di sentire dentro di sé la vocazione della vita monastica.
Con delicatezza era riuscito ad avvicinarsi a Naruto e a stringerlo al petto, mormorando parole di conforto mentre l’accarezzava; rimasero così a lungo, ma nel frattempo il bambino aveva smesso di agitarsi così tanto e s’era sistemato meglio tra le forti braccia del frate.
Fu in quel momento che Iruka aveva compreso la sua vera missione: era deciso a crescere quel bambino e ad essere la sua guida e il suo supporto, come tempo addietro un'altra persona l’aveva aiutato.

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